lunedì 19 gennaio 2015

ul me paes


                                                                     
Dopu 50 ann ca som chi al cunsideru ul me paes. A lé cambia ma lé mo istess, secundu in due ca tal guardi. Quan som vignu chi a staa, guardandu da la me finestra sa videa tucc verdu fin due ca rivea la vista, adess sa vedi ca a vista d'occ. Suta la me finestra ga pasea la rungia da scaricu da la SACPA, la andea a scariga in di campagn, dopu la pesa a ghea pu' nien. Su la straa noueva, versu Cugion, 4 0 5 vileti e poeu pu' nien, tuta campagna.

Versu Castan, ben o mal, l'é resta istess, i ultam ca in sempar cuii.

Su la straa noeuva ghea l'Americana: ul centar dul paes. Vertu da la matina prestu a la sira tardi. Risturanti e Albergu, tabachè, biliardu. E 'na sala che la dumeniga basura, tusann e i giuan fean i prim filariti, e annca nò prim filariti. In facia, da là da la straa ghea la faturia, e sul lucal da cantun 'l Celestino al tignea i so anguri che 'l metea a bagn in una buta ca ga 'ndea dentu l'acqua da la funtanela, anguri cal vindea al bordu da la straa.

In cui tempi là sa 'ndea tucin a lauaa e in du l'Americana a ghea cuii ca iran cà in malatia

L'ea un postu da camiunisti ca 'ndea a ca vignea e sa firmean a mangià, ul piasal da là

da la straa l'ea sempar pin da camiun, e la genti ca ian in gir par i so lauaa, sa firmean anca luoer a mangià. Ul misdì l'Americana a l'ea strapiina, la sala che la duminiga i balean, l'ea pina da taul e la saleta dopu ul biliardu, 'n dua sa giugea a carti, piina anca l'é. L 'Ivo in cusina an fea 'na pell. Certi vueolti par toeu i sigareti ga vurea 10 minuti.

Che tempi ca ian !

Ghe cambià tucoss ! L'Americana la ghe pu' ma la genti la sa troeuva istess

Ul paes lé cambia ma l'é sempar istess. Ca fa ul paes a l'e la genti. Genti gentil ma dura, educaa ma anca vilan, inteligenti ma ca sa ferman nu a rasunà, genti ca prima da pensà l'an già fai.

La mé genti, i mé amis.

domenica 18 gennaio 2015

MADRIGALE

Mi interesa no se te se bela

te a ves bela e piangenti

la to facia la guadagna

cume la fa la rungia 'n del foss

e quan ca 'l pieuf e i pianti rivivan

e ta voeuru pusé ben

se la cuntentesa la sparis

e ul coeur 'l patis

e quandu ul tò vivi al risenti dul pasà brutisim

ta voeuru ben 'n da l'acqua colda me 'l sangui

sa anca i tò caress

la to ansia tropa grosa la par in puntu da morti

respiru cuma un prufum la to  cansun

ca dul to coeur la piangi

perli ca vuna a vuna i to ogi mandan

so ca 'l to coeur l'é pien da oltar amur

e ti tel cueti cul tò caratar

da chi te sempar persu

ma fin quandu i tò sogn

rifletan nò ul foeugu da l'infernu

in du 'l ricordu sensa armi o vilen

un foeugu ruuss da fer

e ti te vervi no la porta pa paura da pruà disgustu

ta podaré nò

o me regina

ca ta me voeuri ben

ma te ghe paura

in una noci malaa

sum me ti....o Re







Que m' import que tu sois sage ?

Sois belle ! Et sois triste ! Les les pleurs

ajoutent un charme au visage

comme le fleuve au paysage

l'orage rajeunit le flores





Je t'aime surtout quand  la joie

s'enfuit de ton terrassè;

quand ton coeur dans l'horreur se noie

quand sur ton présent se déploie

la nuage affreux du passé







Je t'aime quand ton grand oeil verse

une eau chaude comme le sang

quand, malgré ma main qui te bercé

ton angoisse trop lourde perce

comme un ràle d'agonisant





J'aspire, volupté divine

hymne profond, delicieux

tous les sanglots de ta poitrine

et crois que ton coeur s'illlumine

des perles que versent tes yeux







Je sais que ton coeur, qui regorge

de vieux amurs déracinés

flamboie encor comme une forge

et que tu couves sous ta gorge

un peu de l'orgueil des damnés;





mais tant, ma chére, que tes réves

n'auront pas reflétés l'Enfe

et qu'en un cauchemar sans tréves,

songeant de poisons et de glaives

épise de poudre et de fer,





n'ouvraint à chacun qu'avec crainte,

déchiffrant le malheur partout,

te convulsant quand l'heure tinte,

tu n'auras pas sentì l'érreinte

de l'irresistible Degoùt,





tu ne pourras, esclave reine

qui ne m'aimes qu'avec effroi,

dans l'horreur de la nuit malsaine

me dire, l'àme de cris pleine:

Je suis ton égale, ò mon Roi “






MADRIGAL TRISTE



CHARLES BOUDELAIRE

giovedì 15 gennaio 2015

'l scur da la sira

                                                                         

qui  sir ca  finian mai
ca  duea  sucedi
e  den da ti  chisà  cusa  te spiciei
e  spiciandu la  sira  dopu 'l  vignia   noci
noci lunghi  sensa  durmì
noci  sulitari
noci  bruti
naci  da  sogn   a  ogi  verti
butà  'n  dul  scur   da  la  curti

mercoledì 14 gennaio 2015

Bun sensu

ul  bun  sensu l'è  no dai  da l'istrusiun
ansi...menu  studian  poeusé  bun  sensu g'ann

Racconto del mercoledì GUSTO




                                                                              

  
Si chiamava Augusto per noi,in dialetto, Gusto.

Un omaccione che sembrava un'armadio,dalla faccia già vecchia rotonda come un pallone,un occhio che andava per conto suo,un buon amico dalla risata contagiosa,sempre pronto alla rissa che risolveva quasi subito con il primo pugno,un pugno micidiale,preferiva il destro ma anche con il sinistro il KO era sicuro.

La faccia da bonaccione ingannava e gli avversari non avevano difese. Poi magari lui non c'entrava niente e interveniva in difesa di un compagno e nessuno si aspettava una conclusione così rapida. Di solito si era fuori paese e questi sistemi sbrigativi erano il meglio. Mi ricordo quella volta alla festa del Perdono a Corbetta che,per caso, fummo coinvolti in una rissa colossale : noi una ventina e loro una cinquantina che se le davano di santa ragione lui, che in quel momento non c'era perchè impegnato all'osteria, entrato nella mischia senza sapere niente li metteva giù come birilli,e rideva, rideva, di una risata gorgogliante grassa, e mentre andavano KO quasi gli scappava da ridere anche a loro. Una volta al nostro Bar di riferimento mentre stavamo giocando gli era passato vicino il figlio della barista che era appena uscito dalla cucina con in mano un panino imbottito lui aveva preso il panino e se lo era messo in bocca tutto intero,appena il bambino cominciò a piangere,prima che cominciasse a masticarlo, gli diede indietro il panino tutto intero. E il bambino cominciò a mangiare soddisfatto.

O quella volta che sfidò la Flora,un donnone di 120 kg., ad una gara a mangiare: mangiarono un coniglio in salmì e un pollo arrosto cad.e un bottiglione di Squinzano a testa, poi la Flora se lo mise in spalla come un trofeo e se lo portò su nella sua camera in cima a una scala ripida e stretta. Il Gusto gli ciondolava la testa talmente era ciucco mentre la Flora tutta fiera saliva pesantemente la ripida scala.

E quella volta che io avevo infilato di corsa il contraino e lui dietro sempre di corsa e io che avevo riconosciuto uno che da tanto non vedevo e che mi doveva dei soldi ma la gente credeva che rincorresse me e lui incespicò sul terreno di sassi e cadde a faccia in giù e io lo aiutai e quando tornammo aveva tutta la faccia insanguinata e sembrava fossi stato io e la gente che c'era mi guardava con gli occhi sbarrati. Caro vecchio Gusto! O quella volta che in un paese vicino che non andavamo mai entrammo in una osteria che era piena di gente,troppa gente, e lui infastidito disse al padrone di mandare fuori un po' di gente e alla risposta del padrone non di suo gusto se lo caricò in spalla dopo il KO e lo rovesciò in strada e invitò tutti a uscire ed a uno a uno tutti uscirono e la sua risata grassa la si sentiva tutt'intorno.

Una volta eravamo fermi all'inizio di una strada,stavamo parlando, e io vidi passare uno che stavo curando perchè mi doveva dei soldi,quando passò in bicicletta io partii di corsa per prenderlo prima che entrasse nel suo portone, Gusto d'istinto partì di corsa anche lui e nella stradina di sassi inciampò e cadde con la faccia per terra, la gente che c'era credeva che rincorresse me e quando tornammo indietro,lui con la faccia insanguinata ed io che lo sostenevo e gli mormoravo parole di incoraggiamento, mi guardò con gli occhi sbarrati. O quando a Busto entrammo nella stradina dove c'era la Pro Busto e non c'era il parcheggio e nell'ultimo libero una macchina stava manovrando per tornare a parcheggiare mi disse di suonare, suonai e loro andarono in fondo alla via per lasciarmi passare e io parcheggiai dove volevano parcheggiare loro.

Quando parcheggiai e noi due scendemmo dalla macchina 4 marcantoni scesi dalla macchina buggerata stavano venendo verso di noi per chiarire la questione,il loro sbaglio fu di stare in fila: Gusto colpì il primo e andarono giù tutti e quattro. Una grassa risata ,li seppellì. Poi, sempre la stessa sera, ci sedemmo a un tavolo e subito fummo circondati da ragazze che presero posto al nostro tavolo,evidentemente qualcuna era legata ad un tizio che venne a invitarla a venire via da noi, il Gusto riempì il locale con la sua risata, il tizio tornò poco dopo in compagnia: una decina di persone con cattive intenzioni,davanti a loro c'era un bue talmente era grosso con una faccia da vero cattivo,le sue intenzioni non lasciavano dubbi; Gusto colpì il bue proprio in mezzo agli occhi poi simultaneamente con il sinistro anche quello che stava da parte. Un cameriere spruzzò dell'acqua sul viso di tutti e due per farli rinvenire. E,come in un film, una grassa risata.

Le ragazze andarono via comunque e ce ne andammo anche noi. Però ci eravamo divertiti.

Ci voleva così poco!

domenica 11 gennaio 2015

la prima volta


                                                                             

ricurdandu  la  tusa  su la  cana cun la  facia  in  di  so  cavei
ul prufum  di  gelsumin  d'una  scies d'una  càa in  riva  ul canal
finì già prima  da cumincià
'na  roba  butà  via
cunsumà  sensa  acorgias
d'un  rimorsu  c'al  brusa
'n  dul  tramuntu  culurà  c'al  brusea  dumà  par  nun
d'un  ricordu   c'al  cumincia  in   d'un  ciel  urmai   scur

sabato 10 gennaio 2015

basur da coldu




qui basur da coldu

ca ta vignia voeuia da sarà i finestar pà tignì foeura ul coldu

tempu da luserti

ca sa videa in gir nisun pà 'l coldu

la Pula in gir cui so puasiti e ancha quìi di gain

ca la girea indua g'hea l'umbra

in stala i besti pichean i sciampi in tera pa i Tavan

'l  Can l'ea  butà  gio  a l'umbra da latrina  in  fundu  a   la cadena

l'umbra  dul  figu l'ea incunsistenti

ul  So 'l  fea  da  padrun