LA RUSTIDA
Una voeulta all'ann sa masea ul Purscell
e l'ea 'na festa in da la festa
dree sira i donn pisean un foeugu in mesu a la curti
e mitean su ,na padela da fer grosa cui bordi bass
e taiean den 4-5 scigull, 4-5 carotul, doeu gambi da selar
e i udur da l'ortu
tustaa i scigull mitean dentu i ritai ca l'ea scartà ul masular
subitu ul prufum 'n dea in tuta la cuntraa
i Gati e i Can diventean mati
ul masular fini da insacaa 'l nitea e 'l sa laea
un taul lungu in mesu a la curti fai cui ass da punti
l'ea a se anca par quii da la cuntraa
ul sidel dul Bragioeu taca su suta la scaia da casina cul casù
e sa 'ndea a servis ma sa voeurea
ai Regiù 'l vin ga 'l purteann i donn
e sa cantea.
venerdì 13 marzo 2015
mercoledì 11 marzo 2015
Racconto del mercoledì AMICI ALCOOLICI
uno
in piedi e uno capovolto e ce ne stanno 100, per i vuoti ci vogliono
due cassette. Avevamo due cassette per i vuoti e una piena.
Eravamo
l'attrazione del locale,veniva gente per vederci bere 100 Campari in
tre.
Una
domenica vennero due nostri “amici” di un altro bar: Jumin e
Spiota. Presero il tavolino vicino al nostro e ordinarono una
cassetta di Campari, in DUE ! Arturo portò la cassetta di Campari
soda e due cassette per i vuoti
Era
una sfida evidente, fra Bar diversi non c'era buon sangue.
Pensammo
subito che uno di noi doveva andarsene per stare alla pari ma non
riuscimmo a stabilire chi. Ma tanto avevamo perso!
Jumin
e Spiota fecero fuori tutti e cento i Campari e uscirono con le
proprie gambe.
Non
andammo più da Arturo a bere i Campari.
A
proposito di Campari mi viene in mente una cosa. A Castano si erano
fermati dei tedeschi venuti in ferie,stavano andando a casa e si
erano fermati a Castano perchè l'anziano aveva conosciuto uno del
paese,che adesso non c'era più e si erano fermati al Due Spade,che
faceva anche alloggio, già da un giorno erano su un tavolino fuori
in piazza a bere birra gli uomini e il bottiglione di bianco le
donne. Essendo della stessa razza,cioè bevitori, era destino fare
compagnia e stare sullo stesso tavolino. Nostro desiderio era vedere
qualche Tugnitt ciucco, maschi o femmine. Ma non c'era verso.
Cambiammo vino andando sul Rosso, bevevano tutto e senza nessun
effetto, non si riusciva a vederne uno ciucco. Partivano
domenica,verso le 8.30.
Ci
alzammo presto per andare a salutarli, e per salutarci ordinammo dei
Campari soda. Quando capimmo che non conoscevano il Campari,capimmo
che non sarebbero partiti. Buono questo Campari,dicevano, al
secondo facevano fatica a dire la parola, al terzo chiedevano: come
si chiama? Al terzo parlavano solo tedesco.
Partirono
al lunedì, di mattina presto.
Il
lunedì si faceva meditazione, e il Terry parlava italiano, quando
beveva parlava francese, il martedi era la sera di Bigun, che era un
nostro amico barista del Due Spade,e che adesso aveva un bar dove
finiva la strada della Lucia. Andavamo là, e il Terry e Cis per non
litigare ordinavano ognuno la sua bottiglia di wiski, a me l'Wiski
non piaceva e bevevo una bottiglia di Martini Dry, anche perchè uno
sobrio ci voleva.
Con
il Cis andavo a prendere il vino a Gattinara e per assaggiarlo
bevevamo sul posto dalle tre alle quattro bottiglie.
Quando
si andava al Ristorante, ad es. in due, ci volevano dalle due tre
bottiglie a testa,e dopo si assaggiavano le grappe della casa.
Tutte.
Avevo
degli amici che bevevano.
Ma
i paesi hanno delle abitudini diverse. Quando sono arrivato a
Buscate, avendo bisogno di un locale per la sede Avis e il Circolo lo
aveva, sono andato al Circolo per parlare con il presidente,alla
sera dopo il lavoro.
Sono
appena usciti, sono andati al Circolino,sempre del Circolo ma
all'altra parte del paese,mi disse il gestore del Circolo, dove c'era
un bar e una salumeria.
Il
Presidente era là con i suoi amici, appoggiati al bancone.
Ciao-dico- ho bisogno di parlarti. Pepin Bula, il Presidente disse al
gestore al banco: voian giò un'alter, a mi trovai davanti una tazza
di vino. Sulla tazza di vino ci sono alcune cose da dire: le tazze
erano tutte uguali, in qualsiasi circolo andavi c'erano la stesse
tazze e rigorosamente di un quarto. E dovevano essere riempite
all'orlo. IL vino era buono,Pugliese, di Trani o di Barletta.
Corposo, lo potevi
tagliare
con il coltello,13 gradi e mezzo. Erano in quattro e io cinque. Due
giri,per un totale di due litri e mezzo a testa, prima di cena.
Scoprii
dopo che era abitudine dei “clienti” del Circolo fare di questi
aperitivi. Solo vino,però. Eccezionalmente
bevevano
qualche grappa ma mai più di 4 o 5.
Un
giorno, avevo organizzato una gita a Mantova,il Pulmann si fermò in
piazza S,Giorgio proprio vicino a una portina di una osteria, gli
uomini entrarono tutti. Era un posto bellissimo,freschissimo per dei
muri di un metro di spessore. C'era un bianco secco che non sapeva di
niente come gradi ma di buon sapore.
Alla
partenza si era deciso di fare cassa comune e di affidare la cassa a
me, perchè bevevo meno.
Non
mi ricordo il numero esatto ma degli uomini era di sicuro meno di
venti, le donne e i bambini,dopo un caffè, si erano sparpagliati in
giro per Mantova.
Noi
tirammo mezzogiorno,il Ristorante era vicino,in piazza Ducale, pagai
il conto di 38 litri di vino e andammo a mangiare.
A
mangiare eravamo in 36,tolti donne e bambini:18 uomini, ho ancora il
conto, da bere c'era il Bardolino( metà acqua e metà vino, così si
diceva da noi riferendosi al basso grado alcoolico) e, non so se per
questo, nel pranzo c'era il conto di 56 litri di vino,in caraffe da
un litro.
Nel
viaggio di ritorno si comiciò a sentire odore di pesce, le donne lo
sentirono, fino a quando tirarono fuori da sotto i sedili tutti i
pesci della fontana di Piazza Ducale.
Un
ultimo dell'anno lo passammo da Sandrun alla casa delle barche, io
avevo portato Nagen, a casa da solo.
Quando
venne mezzanotte guardando le persone da salutare, non trovai Nagen.
Nel locale non c'era. Uscii a cercarlo.
Sandrun
è in mezzo ai boschi,cominciai a gridare: Nagen! Nagen! Dopo un po
che chiamavo sentii una voce: sono qua! Lo trovai e con le buone lo
convinsi a venire a casa, con fatica lo misi nella mia macchina,a
quei tempi avevo una 500 grigia, e dopo varie peripezie lo misi in
macchina,poi salii in macchina per andare a casa, e mi trovai dalla
parte sbagliata,dalla parte della guida avevo messo lui !
Il
giorno dopo, primo dell'anno trovai Nagen alla'Americana,mi si
avvicinò e disse: scusa se non sono venuto ieri ma...
Quando
lo avevo preso alle nove era già ciucco.
A
Cis era andata peggio: aveva la Giusi e per la nebbia non si vedeva
niente, arrivò in un paese che non conosceva e saggiamente si fermò.
Dormirono.
Quando
si svegliò si accorse di essere fermo vicino alle scuole,di Castano.
A poche centinaia di metri da casa sua.
Di
noi tre, il Terry non c'è più, ultimamente quando usciva,al bar
beveva solo aranciata, e l'aranciata si sa fa male.
Erano
tempi alcoolici.
Di
questa storia non c'è neanche un bicchiere in più o in meno. Posso
aggiungere altre storie quando mi verranno in mente.
sabato 7 marzo 2015
me Nonu
Som nasù a Milan
ogni ann 'n deu a S.Giorgiu a truaa
me Nonu
me mama la duea videe tuci i so
parenti
me Nonu 'l fea 'l cavalanti
el ghea un Caval gross e un car
gross e 'l purtea 'l carbun
el rivea a la sira stracu e
nervus
magar e piscinin bafì lunghi e
spurchi
'l sa lavea in mesu a la curti
poeu tucc in ca a mangià in
d'una stansa granda cun i cadreghi spaia
lù a caputaula e i so fioeu
'na vintena
cumudàa su du taul danansi
a la duminiga g'hea patati e versi
cun denn un salamin
'l salamin a lù patati e versi a noeun
'l salamin a lù patati e versi a noeun
Dopun mangià una dumeniga al ma
dìi vegn insema a mi
som andàa a la vigna
ti ca te se da Milan
ta disu 'na roba a ti ca ta
studi
ricordas la tera
e in man 'l ghea un pugn da tera
ricordas num vegnum da chi e chi
tornum indree
turnàa a Milan vureu dighi al me
amis Elio la parabula del Nonu
ma hu truaa no ul pugn da tera
venerdì 6 marzo 2015
me Pà
me Pà 'l sea i posti
'l cunusea i surgenti da acqua fresca
i saur diversi e 'l ma spiegea 'l parchè
'n dua ghea i Temul e i pes Persighi
e u do spiageti cun i gamber ca sa videa suta la sabia e dul stess culur
ca a fai cos vignian russ
ma 'l sea tanti robi
al sea nò l'italian
ma tucc i altar robi i a sea
l'ea bel andà sul Marinun
traversandu ul buscu da castegn
me Pà il caminea pian
ma feu fadiga a stagh a dree
me Pà 'l paroea mai ma 'l sa fea capì
Ogi da Madona
ul foeugu du l'accendin
o i Can ca 'n da la noci
la vus la par pusé luntana pa
'l scur
lé no u scur dul portigu
o i lusioeur ca sa vedi su la
rudera
'l Can ca 'l sta stirà in mesu
a la curti
o l'umbria ca 'l fa ul figu cun
la Luna
pin da Gain su a durmì
in nò i Piun ca piuna su la
casina
o ul Gatu ca 'l sa frega cuntra la
me gamba
l'é no ul murmurà di donn cul
cadrighin suta 'l purtun
son lì imbalsamà a pinsà a lée
al so udur
ai so ogi da Madona
la sira da la curti l'ea impinì
dul ricordu d'un para d'ur prima
mercoledì 4 marzo 2015
Racconto del mercoledì LA CUCINA
Nel cortile si
entrava dal portone,appena dentro sulla sinistra
c'era subito un
lavandino di sasso con il rubinetto di ghisa grosso che faceva
uscire un grosso getto d'acqua che serviva a
tutte le famiglie,
dopo il lavandino c'era la mia famiglia poi,
in posizione
centrale c'erano i Todaro,veneti di Arquà Petrarca,
sul fondo i Ramponi.
Sull''angolo la scala che con due rampe
portava sulla
ringhiera delle stanze.
Entrati nel cortile
girando a destra c'erano due stalle senza portico poi sul lato
opposto alle case un grande portico e una
grande stalla,con
due vacche e due cavalli; sul muro di fronte
due piccole
finestrelle su in alto e sotto contro il muro il pollaio più a
destra,vicino al portico la latrina e, in mezzo fra il pollaio
e la latrina, il
letamaio. Nel cortile cani gatti tacchini anatre e
qualche chioccia con
il codazzo di pulcini.
Nella casa
dabbasso,di fronte un grande camino, d'inverno
sempre in funzione,
sul muro di destra due ganci che uscivano
per i secchi
dell'acqua e del vino, ma il vino solo alla festa; sul
primo angolo un
piccolo tavolo con le posate lavate o da lavare e
sopra decine di
chiodi con appese padelle di varie misure,sotto
al tavolo un grosso
padellotto di alluminio che serviva al sabato
per cuocere la testa
di mucca che dava il macellaio in cambio
dei conigli e che
tutti in giro con il coltello mangiavano sul
tavolo
grande,avanzando il cranio che poi sotterravano alla
vigna. A sinistra
del camino, impignata fra camino e muro, un
mucchio di legna
spaccata. Lungo il muro una “marneta” per
il pane giallo che
cuocevano il venerdì, con i grossi pani appoggiati uno all'altro, a
coperchio chiuso era una cassapanca.
Il pane si impastava
sul piano di legno del tavolo grande,e lo facevano sempre le
donne;quando,per caso, quelle di casa erano
malate,o
incinte,venivano altre donne del cortile. Sulla sinistra,
dopo la
porta,c'erano degli armadietti dove mettevano le cose
che ci volevano ogni
tanto come la linusa,il semolino,nastri per
capelli,stringhe,barattoli di farina bianca, la tintura di iodio e
l'alcool
disinfettante, un paio di rotoli di bende e un boccettino
di olio di ricino.
martedì 3 marzo 2015
Custansa
icurdàs Custansa
in mesu al praa da nebia
'n dua 'n dean a trutà i Cavai fra i do nos caa
l'è sta bel
ma l'é sta brutu
ul gel 'n di cavei e i gambi biuti
somm vignu grandi in un mumentu sensa acorgias
ma l'é sta bel
e l'é sta brutu
somm andaa in dul praaa fioeu e somm vignù fora grandi
ricurdàs Custansa
te se persa in 'a nebia Custansa
cun la me infansia e i me sogn
me restaa la nebia 'n di cavei
e ul ricordu dun treno cal sunea pasandu da là da ca tua.
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