Miscia do ur prima :
un cugiaa da farina scars
tri cugiaa de grana
tri oeuf intreg
sa e un udur da nus musca
fa ripusaa in frigur
Broued da carni buienta in dul padelin
sbasala al minim
mett dent quel che te preparaa in del schisciapatati
e fal burlaa den in dul broeud
fa coeus pian pian per cinq minut
Podan mangiala tuti
anca i malaa
Qui no malaa, una butiglia a testa da vin da Mismirì, quel negar
sabato 15 novembre 2014
venerdì 14 novembre 2014
ma pias la genti
ma pias la genti ca la sa cusa la fa
e la fa in menu tempu
ma pias la genti ca parla pocu
qui ca sa fan capì sensa parlà
ma pias la genti puareta
ma pias la genti ca sensa studià
in bun da legi ul mundu
e la fa in menu tempu
ma pias la genti ca parla pocu
qui ca sa fan capì sensa parlà
ma pias la genti puareta
ma pias la genti ca sensa studià
in bun da legi ul mundu
mercoledì 12 novembre 2014
Racconto del mercoledì VALSESIA
“ L'è
un discursu dul 25 April” sentenziò il Botta.
Il
Carnaghi si imbestialì, aveva fatto il Partigiano, e dal suo
tavolo all'angolo opposto gridò “ Tas, porcu diu”.
Era
sempre ubriaco, con il volto cianotico e le mani che vibravano
come un diapason non riusciva a portare alla bocca un bicchiere
senza versare buona parte del vino contenuto. Ma quando sentiva
parlare di Fascismo, Resistenza, 25 Aprile, allora no ! Allora
le mani non gli tremavano più il volto gli si faceva
pallido, d'un pallore un poco plumbeo che non fosse il suo,
magro e scavato.
“ Porcu
diu, tas”, La sala echeggiava e sembrava costringere l'urlo
dentro uno spazio angusto per il groviglio di sentimenti che
c'erano in quella bestemmia.
Il
Botta continuò a zittire il Bruccoleri che pontificava
sulla
infedeltà delle sposate.
Alle
guance del Carnaghi tornò il solito colorito bluastro e
ripiombò dentro se stesso tremante e sbigottito come un
fanciullo.
Il
Bar Centrale si trovava nella piazza del Paese di fronte alla
Chiesa e a due passi dall'ufficio Postale che il capo
Bruccoleri dirigeva in maniera inflessibile, concedendosi solo
qualche breve pausa per l' aperitivo discettando sul
comportamento delle donne, argomento questo nel quale vantava
grande esperienza.
Quel
giorno erano le sposate il tema del discorso che interessava
il capannello che gli si era formato attorno. “ Più sono
gli anni che è sposata, maggiori sono le possibilità di
ottenere la capitolazione.”
Il
Botta contrapponeva a questa tesi l'opposta che voleva più
fedrifaghe le sposine novelle di quelle stagionate e citava i
piaceri dispensati dalla Verrini, il Broccoleri gli
contrapponneva le costanti vittorie riportate dai più sulla
Pierolazzi, che lavorava alle sue dipendenze( così amava
esprimersi, benchè i “suoi” impiegati non dipendevano
propriamente da lui ma dalla Amministrazione Centrale, questi
compreso)
“ Ostia...NO!”
Il Carnaghi era scattato in piedi come una molla,bianco come una
straccio e con gli occhi spiritati. Quello non lo avrebbe
permesso, ostia.
“Cristo,
era dura su in Valsesia, bastardi...”
La
Pierolazzi era stata l'unica donna che avesse
mai
amato, la sua promessa sposa prima che, ventenne e innamorato
partisse per il fronte Russo,portandosi in cuore il sapore delle
lacrime di lei, della sua lingua fredda e triste nel momento
dell'addio mentre il cuore gli batteva furiosamente
nel
petto.
Il
ricordo del suo volto,la sua fotografia, lo avevano portato
fuori dalla sacca là in Russia, maledetta Russia. Quante volte
era stato lì per abbandonarsi alla neve, al gelo, ai Russi
se non fosse intervenuta una sensazione quasi tattile del corpo di
lei ha infondergli forze ed energie impensate.
“ Era
dura senza armi e senza niente da mangiare, cristo di dio, ma
li facevamo piangere sangue, quei bastardi..”.
Tornato
in Italia fu mandato a Torino, dove lo colse il deflagrare
dell' otto settembre. Piuttosto che arrendersi a quei bastardi
di crucchi si sarebbe tolto la vita e, con altri sei compagni,
scappò dalla Caserma dirigendosi verso Oleggio dove aveva dei
parenti contadini. Quando apparvero i primi manifesti che
imponevano a tutti i giovani l'arruolamento nell'esercito della
RSI, li imbrattò di merda e, quando seppe che su in Valsesia
s'erano formate delle bande di giovani come lui che
combattevano i fascisti e i tedeschi, partì.
Superò
i momenti terribili dell'inverno del '44 e del proclama
Alexsander, tenendo il pensiero fisso alla sua Teresa, ai suoi
grandi occhi marrone che vedevano in lui chissà che cosa, e
in cui lui avrebbe voluto annegare, la avrebbe ritrovata alla
fine e con lei avrebbe formato una famiglia in un mondo nuovo,
finalmente libero e migliore.
Quando
tornò a casa la sua Teresa aveva un fidanzato,un ex militare
della Finanza. Erano fidanzati da poco, lei era stata brava
brava ad aspettarlo ma, finita la guerra il 25 Aprile, era
impegnato a presidiare Milano agli ordini del CLN, ed era tornato
che era novembre, e lei si era fidanzata.
Per
tre mesi il Carnaghi non uscì di casa, nè si alzò dal letto.
La
Teresa lasciò il fidanzato, a cui non voleva bene, e lo aspettò
invano, sperando alla fine di ottenere il perdono e di
riabbracciare l'unico uomo che avesse veramente amato, lo aspettò
invano per quasi tre anni, ma il Carnaghi usciva da casa solo per
andare in piazza nel Bar Centrale, senza scambiare parola con
nessuno.
Alfine
la Pierolazzi, per vendicarsi della sua indifferenza, decise di
sposarsi e rimasta vedova presto, fece voto di concedersi a
chiunque l' avesse desiderata per punire la durezza del suo
animo.
“...sorgerà
alla fine un mondo migliore, sulle ceneri....”
I
presenti tutti rimasero sbigottiti ad ascoltare lo sfogo, senza
interromperlo e senza fare i soliti insulsi commenti.
VALSESIA
VALSESIA, COSA IMPORTA SE SI MUORE, QUESTO E' IL GRIDO DEL
VALORE, PARTIGIANO VINCERA'
Il
pugno chiuso proteso nell 'aria, l'altra mano stretta al tavolo per
reggersi in piedi, il volto fermo e sicuro, quasi bello con
quell'espressione ferma.
Nessuno
si ricordava il Carnaghi cantare in quel modo. Il tempo, si sa,
cancella gli eroi: dopo qualche anno l'ex Partigiano era
considerato, ancor giovane,un vecchio ubriacone. La canzone, ferma
e forte, usciva dal Bar Osteria e andava nella piccola piazza.
A
metà della canzone la Pierolazzi,uscita dall'ufficio Postale che era
a due passi,entrò nel Bar Centrale e prese il Carnaghi per una
mano e gli disse: andiamo a casa ! Il Carnaghi sbalordito la
seguì senza fiatare.
La
dona l'è cume l'unda,o la ta sustegn o la ta 'funda !
Citò
il Botta.
martedì 11 novembre 2014
castei da sabia
custruì
fa un quicoss duma par ti
quel che te voeuri
'na faturia
un mulin cul punti 'n su 'l turenti
un presepi
ghè genti ca scrii
ca le un modu da criaa
e poeu smanian par publicaa
e burlan in man ai trufadur
cunvinti da vè scritu di robi impurtanti troan giustu fal saé
mi pensu inveci che scrii
a lé cume fa i castei da sabia in ria 'l mar
scrii pa 'l gustu da scrii parola su parola
di robi ca interesa nisun
inutil
ca servisan a nienti
ta piasan duma a ti
e come i castei da sabia
sa podan no purtà in gir
daghi nò ai amis
ghé 'l pericul da perdi l amicisia
fa un quicoss duma par ti
quel che te voeuri
'na faturia
un mulin cul punti 'n su 'l turenti
un presepi
ghè genti ca scrii
ca le un modu da criaa
e poeu smanian par publicaa
e burlan in man ai trufadur
cunvinti da vè scritu di robi impurtanti troan giustu fal saé
mi pensu inveci che scrii
a lé cume fa i castei da sabia in ria 'l mar
scrii pa 'l gustu da scrii parola su parola
di robi ca interesa nisun
inutil
ca servisan a nienti
ta piasan duma a ti
e come i castei da sabia
sa podan no purtà in gir
daghi nò ai amis
ghé 'l pericul da perdi l amicisia
giovedì 6 novembre 2014
cunili al ciuculat
Un cunili giuin, bel magher. La sira prima metel a marinà in Vin bianc secc, cun dent un cugiarin de Cacau mar du cio da Garofan un spichi d'ai, mesa Scigula taia e fett un gambu da Selar una Carotula una foeuia da Alor doeu foeui de Salvia una sprusada de Canela e de Nuus Musca e 'na brancadina da fung secaa.
A la matina tira foeura i tocc da Cunili, sughi ben ben e fai coeuluri in padela cun oli d'uliva e un tuchelin de buter, quan che inn ben coeulurì bagnin cun la marinada filtraa cun un culin , a un mestulin per volta spetandu ch'el suga. I fung, ma duma quei, meti dent insema al cunili.
Quan che te metu den tutta la marinada mett su el querc e fa coeus.
mercoledì 5 novembre 2014
Racconto del mercoledì LA GITA A VANZAGHELLO
In
piazza ci stavano tanti Bar, tanti clan tante famiglie.
Naturalmente il migliore era il nostro. Ex Gatelli, ora famiglia
Castanese, o pedale Castanese.Era come una società, e ogni anno
facevamo la gita Sociale.
Quell'anno
non mi ricordo di preciso dove si doveva andare, sul Trentino, si mi
ricordo... sul Trentino.
Da
noi c'era il Nino,che aveva un fratello, socio in una ditta di
trasporti; avevano 3/4 camions e trasportavano di tutto,dalle lunghe
distanze alle brevi, dal trasporto
sicuro
al trasporto veloce. Il fratello maggiore,l'Egidio, voleva entrare
nella nostra famiglia,ma fra di noi c'erano delle resistenze perchè
era un tipo che se la tirava,sempre vestito bene, fumava sigarette
con il filtro, aveva i gemelli ai polsini,le scarpe di vernice.
Si
era iscritto anche lui alla gita.
Erano
quasi dieci anni che facevamo la gita,ma quella fu la nostra
migliore.
Appena
partiti,praticamente, ognuno non aveva ancora preso il proprio
posto, che il pulman si fermò, poco dopo la ferrovia, prima di
Vanzaghello.
Cos'è
che ha-chiese Egidio all'autista- Non so, non va più! Vediamo.-disse
Egidio- E il damerino, quello che se la tirava, andò sotto al
Pulman, dove c''è il motore,così com'era con la cravatta e la
camicia bianca. Dopo un paio di minuti rivenne fuori con le mani unte
di grasso e la cravatta a righe rosso blu perpendicolari ciondoloni e
sporca.
Si
è rotto il semiasse.
Quanto
ci vuole a ripararlo chiese l'autista.
Non
si può riparare,va cambiato,bisogna trainare il pulman in officina.
Bisogna
telefonare in sede.
Andare
in paese a telefonare.
Sono
due passi disse Giulio,sia andare a Vanzaghello che a Castano. Va
bè,-disse sconsolato l'autista.
E
adesso? Cominciò a chiedere qualcuno. Qualc'un altro invece tirò
fuori da bere e qualche panino portato per il viaggio.
Ognuno
tirò fuori quello che aveva portato.
Il
Pulman, con l'ultima forza d'inerzia l'autista lo aveva guidato
fuori dalla strada,quasi dentro un bosco di robinie.
Tutti
giù dal Pulman a fumare con il bottiglione di vino in mano.
L'autista
era tornato dal telefonare, appena possono mandano un nuovo Pulman.
E
intanto cosa facciamo?
Beviamo.
Intanto
il tempo passava e il sole scottava,e allora
l'autista
tirò fuori un telo molto grosso dal vano bagagli, lo legò al
pulman con la asole di ferro, e lo attaccò alla piante del bosco,
formando una grande zona d'ombra,sotto la quale andarono tutti.
Stufi
di stare in piedi, presero le chiavi dal bagagliaio e smontarono i
sedili e li misero in cerchio,un grande cerchio,e si accomodarono.
Rimetterli
è un attimo,qualcuno disse.
Aspettiamo
ancora un pò-disse Giulio- poi dovremo pensare cosa fare.
Io
vado a telefonare-disse l'autista- perchè non arriva sto pulman?
Il
Piero,che di mestiere faceva il guardiacaccia e aveva il passo lesto
andò in paese e tornò con un furgoncino che aveva messo a
disposizione il nostro barista,con su una damigiana di rosso,e un
paio di salami crudi, che ci avrebbe messo in conto,naturalmente.
Ragazzi-disse
il Giulio,fra un paio d'ore è mezzogiorno,se non arriva il Pulman
c'è da far da mangiare.
Giusto.
Giusto.
Tornò
l'autista. Di pulman liberi non ce ne sono,devono farne tornare uno
da Torino,e appena se ne libera un'altro lo mandano a Torino per
rimpiazzarlo.
E
allora?
Allora
c'è da far da mangiare.
Vediamo
cosa manca,-disse il Giulio-
Con
il furgoncino partirono per trovare una bella griglia, e del pane.
Cecco e il Prina,che avevano la casa sulla ferrovia,tornarono in
paese seguendo la ferrovia e fecero razzia nei loro pollai, dal
vicino il Prina comperò,sulla parola, quattro conigli,che il padrone
uccise e pelò in quattro e quattr'otto.Tornarono con in spalla
quattro conigli, cinque polli e due anitre.
La
cugina del Prina seguì, un pochino più tardi,con una scorba di
melanzane patate e zucchine.E rimase anche lei.
Intanto
quelli che erano rimasti avevano fatto una montagna di legna bella
secca e acceso un fuoco appena fuori dal telo.
In
una capanna del bosco trovarono delle assi,quasi marce, che usarono
per fare i tavoli, costruendo degli appoggi con la legna del bosco.
Manca
solo una tovaglia bianca. Disse qualcuno.
Prima
di mezzogiorno tre tovaglie,di tre colori diversi,erano sul tavolo,
di carta ma tovaglie e una pigna di piatti e bicchieri procurati dall
'Egidio.
Fu
un pranzo memorabile.
Al
pomeriggio girò il sole, e noi girammo il telo.
Per
fare i bisogni c'era il bosco,anche per le donne che nel frattempo
erano venute a trovarci.
Piano
piano venne sera, e venne anche il Pulman di riserva.
Invitammo
l'autista a stare con noi.
Come
per tutte le gite c'era un capogita,che più che altro aveva il
compito di contare le persone,per evitare di lasciare giù qualcuno.
Verso sera il Gino,che era il capogita,cominciò a contare, ma non
gli tornava il conto e ricominciava a contare, e poi ricominciava, e
ricominciava. Il Giulio tentò di fargli capire che c'era gente in
più, perchè qualcuno si era aggiunto, ma non riusciva a farsi
capire,e il Gino andò avanti a contare.
Prima
di sera, i nostri elettricisti( il gruppo era formato quasi tutto da
operai e fra essi naturalmente anche degli elettricisti) attaccandosi
alla batteria, che il motore del pulman andava, fecero un impianto
mica da ridere,con le lampadine di scorta del Pulman.
Sulla
strada una fila di macchine con la gente scesa a vedere,ognuno
offriva qualcosa,una sigaretta,un sigaro,
uno
una fiaschetta di Gin.
Da
una di queste macchine scese il Pino con la sua fisarmonica. E
incominciò la festa.
I
cani,nelle case sulla strada che usciva dal bosco, abbaiavano a più
non posso.
Molte
ragazze uscirono dal paese e,a piedi, piano piano vennero a vedere la
festa.
La
fisarmonica del Pino coinvolse tutti.
Intanto
in paese, e anche a Vanzaghello, si sparse la voce di una festa nei
boschi e la sera sembrava un festival. La musica era quella del
Pino, ma andava benissimo.
Il
Terenzio a un certo punto cominciò a parlare francese, sempre lo
faceva,era un segnale alcoolico,di solito qualcuno non lo faceva bere
più,ma in quella sera nessuno era in grado di farlo.
Il
Gino disse solennemente al Giulio che mancavano 5 persone.
L'autista
del Pulman,non abituato a gite così, voleva andare a letto.
C'erano
ragazze a non finire, io non avevo mai visto
così
tante ragazze a una festa!
Sul
terreno non c'era più un filo d'erba,solo terra secca per il gran
calpestare della gran gente.
Non
si trovava più Vitoriu,che era quello che doveva pagare il pulman,
era sparito,forse con qualcuna delle ragazze venute dal paese,
comunque il pulman andava pagato o al contrario. Ma Vitoriu non c'era
più.
Egidio,ancora
elegante, con la sua cravatta a righe rosso e blu,si dava da fare,
con successo,con delle ragazze di Vanzaghello.
Il
Gino,capogita, andò avanti a contare eroicamente i partecipanti
fino all'ultimo singhiozzo.
La
festa finì quando le ragazze andarono a casa,tristi per la festa
finita,anche noi salimmo sul secondo Pulman, e andammo a casa, nel
nostro Bar,il migliore della piazza.
Fu
una bella festa!
E
una gita straordinaria !
lunedì 3 novembre 2014
Capitale Sociale
Capitale Sociale
Se dovesse tornare
il problema Cava come reagirebbe Buscate?
Quella volta Buscate
è stato d'esempio a tutta Italia. E adesso?
La nostra
Collettività ha ancora del Capitale Sociale disponibile da
spendere? Ha ancora un Capitale Sociale? A maggiore Capitale Sociale
corrisponde maggiore capacità di cambiamento e di forza,è una
risorsa collettiva che appartiene a tutto il Paese.
Per misurare il
Capitale Sociale disponibile ci sono diverse variabili indicative:
diffusione dei quotidiani, affluenza al voto,
le donazioni di
sangue e il numero di Associazioni NoProfit. Sono quasi tutte cose
verificabili, accertabili,ma sono sufficienti
avere dati,diciamo
così,confortanti ? Molto più importanti di questi dati sono la
capacità di cambiamento, avere la forza di cambiare opinione, avere
la capacità di prendere gli altri sul serio a sentirsi responsabili
verso di loro. Avere fiducia negli altri. Buttarsi senza paura perchè
hai fiducia nella persona preposta al compito. Anche se ti va male fa
niente lo hai fatto per gli altri. Misurare il Capitale Sociale
disponibile non è cosa facile. C'è un solo modo: averne bisogno. E
allora quando suona la Sirena si vede chi c'è. Il passato non conta,
vale come passato, il bisogno è il presente. Il futuro presente. Il
futuro lo mangiamo ogni giorno a bocconi, quello che adesso è futuro
in pochi secondi è già passato. Speriamo di non avere bisogno del
Capitale Sociale. Un Paese con un Capitale Sociale scarso influenza
negativamente sulla qualità delle proprie istituzioni,sulle
amministrazioni pubbliche e,in un circolo vizioso,abbassa la fiducia
dei Cittadini e,quindi, del loro Capitale Sociale. Il Capitale viene
speso così...inutilmente. Noi di Buscate ne abbiamo ancora di
Capitale? Andare ad una verifica è molto pericoloso,io non me la
sento.
Se mi guardo in
giro quello che vedo è sconfortante: la parte viva del paese le
Associazioni, il termometro sociale del paese, se si osserva non
si vede nessun capitale sociale !
SE si guarda bene,
prendendo come riferimento l'unica Azione Sociale successa nel
nostro Paese : la lotta alla discarica, delle Associazioni
Buscatesi presenti in paese, solo uno ha partecipato alla lotta
alla discarica : Egidio D'Adda, presidente Ass. “ il Gruppo”;
tutti gli altri ( e dico tutti ) no.
Elenco Associazioni
:
Paganini Elisabetta
PRO LOCO NO
Calloni Luciano
A.C. Buscate NO
Ottolini Giuliano
Volley D. Bosco NO
Lombardi Laura
ASLSD Atletica NO
De Filippo
Severino Moto Club Europa NO
Fraschina Dario
F.I. Caccia NO
Puricelli Claudio
S.P.S. Buscatese NO
Jelpo Filippo C.
Auto Club NO
Marangon Palmerino
Sci Club NO
Merlotti Abramo
S.C. Buscatese NO
Colombo Mario A.
S.D. Lemer NO
Balossi Marco A.N.
Combattenti NO
Colombo Franco
AVIS NO
Gambero Andrea
Banda S.Cecilia NO
Marzocca Raffaella
Croce Azzurra NO
Zaghi Lucio
Protezione Civile NO
Gandorla Giancarlo
OFTAL NO
Sibilla Oscar
Ganassa NO
D'Adda Egidio Il
Gruppo SI
Naggi Maria Luisa
Az, Cattolica NO
Gaviani Guglielmo
5Agosto91 NO
Spero fortemente
che non succeda più una vicenda che implichi la partecipazione
della Popolazione.
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